IL CORSARO GENTILUOMO CHE SALVO’ NAPOLI numero 34 dicembre 2025 ed. maurizio conte

 

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IL CORSARO GENTILUOMO CHE SALVO’ NAPOLI

 

 

Miguel Vaaz, Conte di Mola:
il corsaro gentiluomo che salvò Napoli dalla fame.Tra gli uomini che hanno fatto la Storia di Napoli, il più eclettico e sconosciuto è sicuramente Miguel Vaaz1.

Miguel era portoghese, nacque a Oporto nel 1553 da una famiglia di mercantimercanti ebrei convertiti al Cristianesimo da poche generazioni; suo zio paterno Benedetto era uno dei più importanti, ricchi e influenti operatori economici dell’Impero colonialedel Portogallo, ma era tenuto in somma stima anche dal Re di Spagna, tanto che quest’ultimo lo nominò suo consigliere durante la crisi dinastica portoghese, e prestò la sua opera presso la Corte di Madrid, dove morì nel 15802.
 

 

Miguel, come mercante e uomo di fiducia delle Istituzioni, seguì le orme dello zio, ma fu costretto a trasferirsi a Napoli per sfuggire all’Inquisizione spagnola.Proprio a Napoli cominciò la grande avventura di Miguel Vaaz,
 
che nel giro di pochi anni, grazie al suo fiuto per gli affari, alla sua intelligenza e ai suoi strettissimi legami con la Corte, riuscì a creare un impero commerciale, con numerose navi che solcavano il Mediterraneo portando ogni genere di merce di porto in porto, e sfidavano i nemici della Corona spagnola (specialmente Veneziani e Genovesi); ma soprattutto non di rado egli stesso equipaggiò le proprie galee per la corsareria, cosicché con cannoni e uomini armati predavano porti islamici, imprigionavano gli infedeli e facevano bottino di navi, merci e oro dei nemici, per conto del Re di Spagna.Miguel Vaaz non fu solo un abilissimo mercante, ma anche un grande uomo di Stato: dapprima incaricato di vari “servicios” direttamente dal Re che lo remunerava adeguatamente, fu successivamente Consigliere del Consiglio Collaterale, fino ad essere considerato dal Viceré Conte di Lemos come “il principale strumento” delle sue azioni politiche,

 

Si pensi solo che Miguel risanò le finanze del Regno ristrutturandone il debito, ed andandoci personalmente a perdere 3000 ducati direndita l’anno,.

 

dal momento che egli stesso deteneva parte del debito pubblico del Regno di Napoli, attirandosi così l’inimicizia se non l’odio di altri potenti creditori pubblici, ma guadagnandosi la riconoscenza del Re.
In Economia fu un antesignano: anticipando il concetto di bilancia commerciale, aveva intuito l’importanza delle esportazioni per far affluire oro nelle casse dello Stato, svalutando al contempo la reale utilità dell’abusato divieto di esportazione clandestina di metalli preziosi dal territorio del Regno, divieto che si rivelava sistematicamente violabile e violato.

 

Investì la gran parte dei propri guadagni nell’acquisto di feudi coltivati a grano, quasi tutti in Puglia:

 

in poco più di venti anni comprò i paesi di Rutigliano, Sannicandro, Bellosguardo, Mola, San Donato, Casamassima e San Michele, nonché la Portolania di Aversa e quella di Bari, così divenendo uno dei più influenti feudatari del Regno, ed in più nel 1613 ottenne il titolo di primo Conte di Mola, quale supremo coronamento delle proprie imprese.
Fu anche un grande benefattore dei profughi: per una colonia di Slavi in fuga, fondò sulle proprie terre e a proprie spese “Casa Vaaz”, odierna Sammichele di Bari, attribuendo ad ogni nucleo familiare casa, orto e stalla.
Ma l’impresa che gli valse l’immortalità fu quella che egli compì nel 1607: grazie ad una diramatissima rete di informatori sparsi per tutto il Regno, venne a sapere che quell’anno il raccolto avrebbe dato “più paglia che grano”, con la gravissima conseguenza di non poter sfamare la più popolosa città dell’epoca e tutto il Sud Italia per almeno un anno e mezzo, cosa che significava automaticamente disperazione, rivoluzioni e la perdita del Regno di Napoli da parte del Re di Spagna.
Per scongiurare questa débacle del suo Re, della classe dirigente per cui lavorava e di cui faceva parte, e per tutelare i propri interessi economici, c’era una sola cosa da fare: salvare Napoli dalla fame!

 

E fu così che, informato il Viceré del pericolo, costui lo incaricò, e quasi lo implorò,

 di mandare le sue navi in giro per il Mediterraneo, e anche oltre, a fare incetta di grano, assicurandolo contemporaneamente che le casse pubbliche glielo

 avrebbero pagato quanto egli avrebbe desiderato, senza badare a spese.


Era il giorno di San Gennaro del 1607 quando i depositi di grano erano praticamente esauriti, e già si pensava al peggio, allorché all’orizzonte spuntarono finalmente le vele rosse delle 23 navi di Miguel Vaaz, segnale convenuto per comunicare la buona riuscita dell’impresa, e tutti poterono tirare un meritatissimo sospiro di sollievo, mentre Miguel sorrideva soddisfatto.

 

Ora poteva arricchirsi più smisuratamente di prima,


vendendo a caro prezzo quel grano che valeva oro, ma la sua lungimiranza fece sì che egli, invece di specularvi, egli chiese per quel grano, tanto desiderato, poco più del prezzo di mercato dell’anno precedente.
Nel resto d’Italia il grano quell’anno venne venduto alla spropositata cifra di sei ducati il tomolo (circa 300 euro per 50 chili), mentre Miguel si accontentò di appena 22 carlini, e addirittura, “essendone venuti alcuni [grani] malconci, li fece seppellire nelle onde, facendo stima più degli onori e della sua coscienza che di 20.000 ducati” , e meritandosi così la gratitudine di tutti, specialmente del Vicerè.
Nel 1622 la sua vita terrena volgeva alla fine e, dopo aver sofferto terribilmente per la perdita dell’adorata moglie Anna l’anno precedente,

 

egli volle lasciare un profondo segno anche nella vita religiosa e artistica della Città di Napoli che lo aveva reso grande, e alla quale dopotutto si era anche affezionato:


con una spesa di almeno 20.000 ducati per la costruzione, e di almeno 9.000 per l’arredo, e altri di rendita, firmò l’atto di fondazione della nuova chiesa dell’Ascensione a Chiaia, che volle dedicare a San Michele Arcangelo, Sant’Anna e San Pietro Celestino, dove Cosimo Fanzago poté lavorare finalmente dalle fondamenta, e che tutt’oggi conserva due magnifiche tele di Luca Giordano ed altri capolavori.
Miguel Vaaz morì a Napoli, nel Borgo di Chiaia, il 21 settembre 1623, senza lasciare figli,  istituendo eredi della propria fortuna e del proprio Titolo i nipoti Simone Vaaz, secondo Conte di Mola, e Fiorenza Vaaz, prima Duchessa di Bellosguardo.

 

 

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Giovanni Chianese

 

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