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PAESTUM QUEL SOGNO GRECO di Nadia Parlante – Numero 13 – Gennaio 2019

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PAESTUM QUEL SOGNO GRECO

 

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mentre sfiorano il tufo ruvido delle colonne, cercando di carpire il segreto nascosto dei templi pestani, la bellezza maestosa di quelle pietre millenarie che sfidano il tempo degli uomini proiettandosi nell’eternità.

Sono i turisti provenienti da tutto il mondo che ancora oggi, esattamente come trecento anni fa, raggiungono le rovine dell’antica città di Poseidonia, attratti da un mito immortale che qui ha trascinato artisti, poeti, re e imperatori…

Li puoi immaginare, quegli uomini avventurosi e colti del Grand Tour 

mentre nel XVIII secolo, affrontano un viaggio a dir poco apocalittico 

nelle paludi a sud di Salerno, verso il Cilento, solo per ammirare 

il segno tangibile della civiltà e dell’arte antica. 


E tra mandrie di bufali dagli occhi sanguigni, mandriani malarici, sterpaglie, greggi, fuochi e zanzare, piegarsi commossi di fronte a quella magnificenza assoluta che si ergeva nella solitaria valle dei templi italiana, tra la terra e il mare. Maestosa e perfettamente visibile, eppure inspiegabilmente ignorata e depredata da secoli, tanto vicina alla civiltà moderna eppure tanto remota e incomprensibile da sembrare un universo sconosciuto e inesplorato.

“L’unico modo per divenire grandi, è l’imitazione degli antichi”
– scriveva in quegli anni il tedesco Winckelmann – gettando le basi 

del Neoclassicismo che proprio del mito greco si nutriva 

e grazie a Paestum conobbe uno dei suoi momenti 

più alti e significativi. 


E nel suo vagare stupefatto tra le possenti colonne doriche, le piante di fichi e le rose virgiliane, anche lo scellerato genio Giovan Battista Piranesi, precursore del romanticismo, riscoprì l’assoluta grandezza degli antichi posidoniati, la eternò attraverso le sue incisioni, dedicando a Paestum la sua ultima, eroica fatica. 

 

Le tre architetture colossali si ergono a pochi chilometri dal fiume Sele e dalla Real Caccia di Persano, sito venatorio dei re Borbone, grazie al quale fu creata la strada che vi conduceva e procedeva poi oltre il fiume, verso l’antica città, patrimonio personale del re Carlo, appassionato di arte, archeologia e promotore della loro riscoperta e valorizzazione.

E vi giunse tra gli altri, anche lo scrittore Goethe, sgomento per l’inferno del viaggio da Salerno ma estasiato e ampiamente ripagato dalla vista di ciò 

che, quasi di colpo, si era trovato innanzi.


Un mondo che gli parlava “in un linguaggio sconosciuto” mentre sbigottito camminava lungo il perimetro del tempio “comunicando alle colonne la sua vita” e ascoltando da esse “il soffio vitale” che l’architetto geniale vi aveva infuso. 

 

L’antica città della Magna Grecia, dedicata al dio del mare, conobbe il periodo di massimo splendore economico, politico ed artistico intorno alla metà del VI secolo a.C., ma continuò ad espandersi in età romana e lucana, fino all’impaludamento e abbandono progressivo. Della polis e delle mura che la circondavano restano tracce architettoniche evidenti e ben conservate, oltre ai templi di Hera, Nettuno e Cerere.

Un patrimonio artistico, storico ed etnografico dal valore inestimabile 

custodito nell’omonimo museo e nei suoi ampi sotterranei, 

da poco aperti al pubblico grazie ad una gestione illuminata.


Cosa dire poi dell’enigmatica Tomba del Tuffatore – unico esempio al mondo di pittura greca non vascolare – e di quello spettacolare tuffo verso l’ignoto capace di catalizzare lo sguardo di ogni visitatore costringendolo ad una pindarica riflessione esistenziale? E quando il giorno tramonta su Paestum e il sole infuocato del Sud scende nel mar Tirreno illuminando i tre giganti di pietra, sai di trovarti nel cuore della storia del mondo, in uno dei luoghi simbolo della civiltà occidentale.

Dove tutto ha avuto inizio. Dove tutto può ricominciare. 

 

 

 

 

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