PASQUALE FESTA CAMPANILE: IL REGISTA MILIARDO di Rosalba Mazzamuto – Numero 5 – Luglio 2016

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ha fatto sì che molti italiani di quelle zone abbiano un carattere che di meridionale ha ben poco. Gli Svevi soggiornarono in Lucania e Pasquale Festa Campanile di sicuro sangue svevo nelle vene doveva averne. Di meridionale egli si era riservata la sensibilità, il senso di umanità antico, mentre se si dà un’occhiata alla sua produzione sia letteraria che cinematografica, ne viene fuori un personaggio che non ha avuto attimi di tregua: egli approfondiva, studiava, limava ogni riga scritta, ogni fotogramma impressionato. Questa creatività, tuttavia, non faceva di lui un frenetico proprio perché la componente meridionale glielo impediva.

Amava il cinema e la letteratura. Ad altri spetta ricordare le caratteristiche dell’uomo di cultura, io posso soltanto dire che

il periodo passato accanto a lui è stato bello, esaltante, per me giovane moglie, proveniente da ambienti diversi da quelli del cinema; era tutto una novità, incontrare attori famosi che venivano a lavorare a casa, andare a cena con i suoi amici produttori cinematografici

Basti ricordare Bingo bongoNessuno è perfettoCulo e camicia e altri… interpretati da Celentano, Pozzetto, Montesano, Ornella Muti, film che hanno oltrepassato il traguardo dei 10 miliardi di lire di incasso dell’epoca. 
Dopo 18 anni dal primo romanzo, ritorna alla letteratura con un secondo e poi con altri, tutti tradotti in film per la sua regia. Era il periodo dell’austerity energetica e Pasqualino scrive Conviene far bene l’amore, successivamente portato sullo schermo con Gigi Proietti, idea originale per la ricerca di fonti alternative, come l’energia sprigionata dall’incontro fra un uomo e una donna che improvvisamente illumina un teatro intero. Poi viene Il Ladrone del 1980 che divenne film con Enrico Montesano nei panni di Caleb, il ladrone buono della croce, un antieroe picaresco, un simpatico ciarlatano che vende polveri miracolose e finte reliquie in una Palestina percorsa dei messaggi rivoluzionari di Cristo. Uno dei film a cui ha tenuto di più, anche questo sempre riproposto dalla televisione nel periodo pasquale, che non manca di avere qualche relazione con il successivo Per amore solo per amore, la storia di San Giuseppe come lo voleva vedere lui, ragazzo normale innamorato che si trova inconsapevole a percorrere una storia che non sempre capisce, premiato come miglior romanzo al Premio Strega. 
La sua carriera cinematografica si chiude in bellezza con il film Uno scandalo per bene, ispirato al “caso” Bruneri Canella, con Ben Gazzarra e Giuliana de Sio, e la sua carriera letteraria si chiude con il romanzo Buon Natale Buon Anno, Premio Bancarella, la cui stesura ci ha accompagnato fedelmente fino alla sua fine, poi tradotto in film per la regia di Comencini con due grandi attori: Virna Lisi e Michel Serrault.

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PASQUALE FESTA CAMPANILE: IL REGISTA MILIARDO

 

come Luigi o Aurelio De Laurentiis, Mario Cecchi Gori o Fulvio Lucisano o Luciano Martino, allora fidanzato con Edwige Fenech, o editori dei suoi libri come Valentino Bompiani o Leonardo Mondadori. 
Ma quel periodo è stato anche infinitamente triste, per la lunga malattia che a 58 anni, a poco a poco, lo ha divorato, senza concedergli un’altra possibilità. 
Abitavamo in via Giulia, una casa piena, piena di libri – amava dire che ve ne erano circa 30.000 – che non leggeva ma di cui le pareti erano tappezzate; tutte, persino quelle dei bagni e, difatti, alla fatidica domanda “ma li hai letti tutti?” egli rispondeva “no, però li annuso quotidianamente, le parole, le frasi, i concetti volano nell’aria”. Erano i suoi approfondimenti, soprattutto per i film in costume, come la sceneggiatura del Gattopardo o quella di Rocco e i suoi fratelli, ambedue regie di Luchino Visconti, oppure Le quattro giornate di Napoli di Nanny Loy, scritta con Massimo Franciosa e Vasco Pratolini, o la fortunatissima commedia musicale Rugantino, che ormai rappresenta nella commedia dell’arte la maschera di Roma, costante successo internazionale, scritta assieme a Garinei, Giovannini, Luigi Magni e Massimo Franciosa, musicata da Armando Trovajoli, o la favola musicale 20 zecchini d’oro assieme a Luigi Magni, per la regia di Franco Zeffirelli. Come non ricordare poi Le voci bianche, rievocazione dei favolosi musici castrati in un colorito settecento romano, o Una vergine per il principe con Virna Lisi e Vittorio Gassman che gigioneggiava piacevolmente in abiti rinascimentali, delle quali fu anche il regista.

La casa di via Giulia era straripante di sceneggiature che gli proponevano, di libri che gli inviavano, o curricula di attori che volevano lavorare con lui, e, inoltre, vestiti fuori moda mai buttati, ma anche preziosi vasi e lampade art-nouveau che collezionava,

francesi di Emile Gallè, Le Verre Français, Daum e altri, o americani come i bellissimi Tiffany. Ne possedeva 80/90 pezzi, che davano una particolare allegria, colore e luce alla casa. 
Pasqualino arriva a Roma con la famiglia da piccolo, dalla Basilicata. 
La sua carriera giornalistica iniziò ad appena 19 anni, nell’immediato dopoguerra, in una prestigiosa testata culturale, «La Fiera Letteraria», passando poi alla radio e alla televisione, occupandosi prevalentemente di letteratura. 
Ma le radici lucane non tardano a farsi sentire nel suo primo romanzo del ’57, La nonna Sabella, poi tradotto in quel divertentissimo film diretto da Dino Risi e interpretato dalla magistrale Tina Pica che la televisione, durante il periodo estivo, ci ripropone spesso: comicità esilarante, spaccato di usi e costumi della sua terra natia e infarcito di ricordi della sua nonna. Il successo fu immediato. 
Da allora, Festa Campanile coniugò il proprio nome con i maggiori successi degli anni ’60, ’70, ‘80: la sua carriera di regista comincia con Un tentativo sentimentale, nella Roma del miracolo economico, passando per La costanza della ragione di Vasco Pratolini, Adulterio all’italianaLa cintura di castità con Tony Curtis e Monica Vitti, attraverso Poveri ma belli, Giovanni Mariti, il divertente Quando le donne avevano la coda, o il conosciutissimo Il merlo maschio con un eccezionale Lando Buzzanca e la bellissima Laura Antonelli, successo travolgente anche in Francia. Per fare solo alcuni esempi.

Era una firma di sicuro successo. I produttori se lo contendevano, riempiva le sale cinematografiche. Fu ribattezzato il regista miliardo ma non per averli intascati lui, i miliardi, bensì per averli fatti arrivare nelle tasche dei produttori.