TOMMASO CESTRONE A CARDITELLO di Alessandro Gaudio – Numero 12 – Ottobre 2018

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TOMMASO CESTRONE A CARDITELLO

 

Bella e perduta (Italia, 2015, 83 min.), un bellissimo film del regista casertano Pietro Marcello1, mette in scena il favoloso incontro tra il genio materno della natura e la ragione umana. 

L’incontro − che, dalla iniziale disposizione documentaria muove, poi, verso il soggetto, dall’indagine sociale alla narrazione finzionale − avviene presso il Real Sito di Carditello, reggia settecentesca ubicata a San Tammaro, vicino a Casal di Principe, nell’agro aversano, nel cuore della Terra dei Fuochi, per intenderci.

La rappresentazione, dai riferimenti e dai toni ortesiani, percorre le vicende 

di Tommaso Cestrone, un pastore che, senza chiedere nulla in cambio, 

si prende cura per anni tanto del palazzo, a lungo sottoposto a depredazioni 

e all’azione dei vandali, quanto della gran corte rettangolare,


in cui l’architetto romano Francesco Collecini, nel 1787, pose una pista ellittica di terra battuta con due fontane, due obelischi e una piccola rotonda, in forma di tempietto; da tempo immemore la Reggia, la corte e i giardini vengono usati a mo’ di discarica. Nella notte di Natale del 2013, durante le riprese, Tommaso, noto nella zona come l’Angelo di Carditello, fatalmente muore. Ci si può chiedere come possa morire di infarto un uomo di neanche cinquant’anni in ottime condizioni fisiche ma, al di là di questo, tali circostanze finiscono per legare indissolubilmente il nome del pastore a quello della Reggia, a quell’altezza ancora lasciata in uno stato di quasi totale abbandono.

Il nome del pastore, così, diventa quello di chi ha cercato con ogni mezzo di opporsi al destino di morte di Carditello, frutto emblematico del disastro economico e politico vissuto dal Meridione italiano dal dopoguerra a oggi.


Costruita per volere di Ferdinando IV di Borbone, dopo l’Unità d’Italia la Reggia passa alla Casa Reale dei Savoia e, nel 1920, viene ceduta all’Opera Nazionale Combattenti. Poi, dal 1948, con il passaggio di proprietà al Consorzio di bonifica del Basso Volturno, il Real Sito è interessato da un tentativo di ripristino che si arresta a causa delle difficoltà economiche in cui versa l’ente. Negli anni, il complesso monumentale è passato attraverso vicende alterne e, dal 2011, viene messo più volte all’asta2. Alle ultime spaventose avventure vissute dalla dimora borbonica a causa dell’incuria di molti abitanti e del malaffare si contrappone la ferma risoluzione di un individuo che non accetta supinamente le sorti imposte da un corso degli eventi che, per quanto inumano, è stato spesso avvertito come necessario. Proprio da questa contrapposizione, Marcello ricava il suo apologo.

Proprio dalla morte di Tommaso prende vita la favola del bufalotto, sottratto 

dalla benevolenza del pastore alla fine miseranda che il fato gli ha destinato:


è noto, infatti, che gli allevatori sopprimano gli esemplari maschi perché non immediatamente produttivi.3 Sarà l’Angelo di Carditello, in punto di morte, ad affidare a Pulcinella, maschera-emissario dell’aldilà, il povero bufalo condannato. Quando, col tempo, la ragione umana tornerà a prevalere sul genio materno della natura − e Pulcinella, innamoratosi di una donna, avrà perso così la sua maschera da intermediario e, con essa, tutti i suoi poteri − nulla potrà più salvare l’animale. Nulla potrà più salvare Carditello. Eppure,

nella sconfitta di Tommaso non c’è solo la fine dell’uomo che ama la natura 

e la sua stessa vita;


c’è, anche, la vittoria di quell’altro ministero spaventoso, anch’esso pienamente umano (ma infinitamente più misero), che fa di tutto affinché lo sviluppo critico di un individuo rimanga ucciso, affinché la realtà sia percepibile da un solo punto di vista, affinché il muro dell’incomprensione sia sempre più alto e difficile da abbattere. Certo,

la Real Dimora ha, da qualche anno, riaperto i battenti ed è stata sottoposta 

a diversi lavori di bonifica, restauro e valorizzazione.


Ciò è avvenuto grazie al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo che, nel 2013, ha acquisito il bene; nel febbraio del 2016 il MiBACT, la Regione Campania e il Comune di San Tammaro hanno istituito la Fondazione Real Sito di Carditello che, da allora, ne gestisce le attività. è altrettanto vero, però, che la Reggia non è ancora viva, non nel modo che avrebbe voluto Tommaso. Permane tra le sue mura una sensazione di insoddisfazione e di malinconia che ben si coglie nelle immagini acquerellate di Bella e perduta.4 

 

Non c’è dubbio che l’Angelo di Carditello − prendendosi cura della Reggia, nonostante fosse stato minacciato e avesse subito diverse intimidazioni dalla teppa camorristica − si sia mantenuto all’altezza del pensiero, dell’azione e, dunque, nella sfera della determinazione politica. A quali risultati ha condotto tale determinazione? Oggi sappiamo che il sito aversano è stato risanato, in parte risistemato e addirittura riaperto al pubblico. Sappiamo che il bufalotto, Sarchiapone, è vivo, che si è persino accoppiato. Sappiamo che, con ogni evidenza, un cunicolo sotterraneo collega la Reggia di Caserta alla Real Delizia borbonica, accrescendone un valore turistico e architettonico già immenso.5 Nel film, Marcello fa sì che prevalgano i sentimenti di malinconia e di vana speranza, ma non c’è forse un’altra via? 

 

E’ facile risalire all’origine di questa disillusione ed è fiabesco (ortesiano, si è detto) il modo in cui il regista di Bella e perduta le abbia contrapposto dialetticamente la resistenza di Tommaso, la sua solitudine: quella che gli ha permesso di tener conto del male

− a pochi metri dal Real Sito sorge una delle più grandi discariche d’Europa 

e tutt’intorno a essa continuano a crescere sversamenti 

di rifiuti di ogni genere −,


ma anche di seguitare a sperare nella vita, nella realtà di ciò che è impossibile, nell’evidenza di una scelta che rende, invece, possibile il sorprendente ritorno, al centro della piana aversana, di ciò che è rimasto escluso dalla nostra idea di umanità, dal procedere umano verso la consapevolezza di sé e della natura.

L’intelligenza della favola consente di sottrarre singolarità al caso di Carditello, accordandogli, al contrario, una certa universalità che rende evidente 

che la nostra civiltà, i nostri usi e costumi, 

le cose nel mondo vanno, sì, così.


Tuttavia, per quanto la speranza, alla quale Tommaso resta fedele e che nonostante tutto riesce a nutrire sino al termine dei suoi giorni, si riveli, proprio in virtù di ciò, un inganno, Bella e perduta libera il campo dall’ingombro di un’idea assoluta e spiega, mediante l’esempio di un pastore lasciato solo, quanto sia opportuno non lasciarsi intrappolare dalle inesorabili leggi della verità della storia. La verità della favola, con le sue umane contraddizioni, persino con le sue menzogne, è tutta qui: sarebbe opportuno, perché la natura del mondo non sia mai più così distante dal mondo della natura, non continuare a trascurarla.

 

 

Gaudio_locandina Bella e perduta
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1 – Tutti i mediometraggi di Pietro Marcello, regista nato a Caserta nel 1976, sono stati di recente raccolti in edizione DVD e accompagnati da un booklet, curato da Emiliano Morreale, che include un’intervista inedita al regista e un’antologia critica; cfr. Il cinema di Pietro Marcello. Memoria dell’immagine, Cineteca di Bologna, 2017. 2 – Sulle vicende del Real Sito di Carditello si veda N. Verdile, La Reggia di Carditello, Capodrise (Ce), Ventrella Edizioni, 2014. 

3 – Sulle bufale del casertano cfr. F. Ricciardi, Le bufale stralunate di Piovene, in «Myrrha», n. 9, 2017, disponibile al seguente URL: https://www.myrrha.it/le-bufale-stralunate-piovene-francesco-ricciardi-numero-9/; ultima visita: 25 giugno 2018. 

4 – Il caratteristico effetto è ottenuto grazie all’impiego, da parte della troupe, di una pellicola scaduta che restituiva «delicati verdi e blu simili ad acquerelli» (A.P. Scott, «The New York Times», 8 dicembre 2016, ora ne Il cinema di Pietro Marcello cit., p. 29) 

5 – Si veda l’articolo consultabile al seguente URL: http://www.belvederenews.net/la-rivelazione-del-dott-domenico-bovienzo-fondazione-per-carditello-un-tunnel-sotterraneo-collega-la-reggia-di-caserta-ed-il-real-sito-di-carditello/; ultima visita: 25 giugno 2018.

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