UN PAESE LA SCUOLA LA MERICA di Tommaso Russo – Numero 18 – Settembre – Ottobre 2020

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Da questo ricco giacimento sono emerse fra le tante testimonianze della vita scolastica del tempo anche le tracce di alcuni temi, dettati, problemi.

Nell’anno scolastico 1897-98 nella scuola elementare di Filiano


che allora era una frazione del Comune di Avigliano, a fine anno vennero proposte queste due tracce di temi:  

 

Testo: Che cosa avvenne a Paoluccio che andò a rubare ciliegie. 

Racconto (Svolgimento). Paoluccio fanciullo di anni nove che frequentava la terza classe elementare, era buono, obbidiente, ed un giorno andò a rubare ciliegie, mentre stava per salire sopra l’albero cadde e si fratturò la testa che dovette guardar [rimanere]parecchi giorni il letto. Il fanciullo da quel giorno poi si castigò da quel brutto vizio. Donato Bochicchio.

 

Testo: Scrivete una letterina a un fratello soldato dandogli notizie della famiglia, dello stato della campagna e della raccolta del frumento. 

 

Racconto (Svolgimento). Caro fratello ti voglio far conoscere che il babbo, la mamma, la sorella, il fratello ti aspettiamo noi tutti stiamo bene in salute. Lo stato della campagna è che tutte le frutte e di più il grano turco che vuole la pioggia e i contadini fanno la processione. Il grano è molto squisito per fare il pane. Ti bacio il tuo fratello Nicola Carriero.

 

 Ciò che viene fuori è il mondo delle campagne con i suoi piccoli e grandi drammi cioè il servizio militare, la lontananza, gli affetti familiari; ma anche il tentativo 

di avere una lingua comune, l’insegnante che fa usare al bambino 

il termine italiano babbo al posto del più popolare tata

 

Poi c’è il dolore collettivo vale a dire la siccità. Contro di essa i contadini potevano implorare solo l’intervento della Madonna e lo facevano con una processione tutta particolare cioè a dire quella delle vergini. Dietro la statua si disponevano in fila per due le preadolescenti e le ragazze non ancora sposate tutte rigorosamente vestite in abito bianco simbolo della loro purezza e tutti salmodiando e pregando, al suono della banda dell’Ospizio, si dirigevano al santuario della Madonna del Carmine sperando nel miracolo. 

 

In occasione degli esami di proscioglimento della classe terza elementare maschile nella scuola di Avigliano centro, nell’anno scolastico 1899-1900,


vennero date queste prove di cui però non si è trovato lo svolgimento. 

 

Tema: Lettera al fratello in Napoli per chiedere notizie di sua salute e per mandargli denaro e biancheria. 

 

Dettato: il nido della rondine pare una barchetta per metà incastrata nel muro, e composta al di fuori di creta, presa lungo i rigagnoli, impastata con pagliuzze, vimini ed altro. Questo prezioso animaluccio ama le abitazioni degli uomini e ci libera da una infinità di insetti. Crudeli si addimostrarono quei fanciulli che senza pietà ne rovinarono i nidi. 

 

Problema: Una donna comprò un pezzo di tela di m. 58,9 che pagò L. 0.97 al metro. Con quella tela confezionò 38 camicie. Quanto costa ogni camicia ?  

 

Nella terza elementare femminile, sempre ad Avigliano centro, 

e nel medesimo anno scolastico, vennero date le seguenti prove 

all’esame di proscioglimento. 

Tema: Tuo fratello è soldato; da più settimane non scrive alla famiglia. Il babbo, la mamma sono in pensiero. Lettera di dolce rimprovero procurando a dar subito notizie. 

 

Dettato: Siamo in luglio, si dovrebbe mietere, ma la stagione fredda ha ritardato quest’anno il raccolto del frumento. Guardo nei campi ed osservo un immenso mare di spighe ondeggiare tutte al vento. Esse ci promettono pane per tutto l’anno. Tutto ciò è dono di Dio. Oh grande bontà! Che hai a fare tu per lui ? Ringrazialo e benedicilo e sii buono con lui. 

 

Problema: In una famiglia il padre guadagna annualmente 1000 lire e il primo figlio 260, il secondo 145,20. Quanto guadagnano in tutto ? Quanto possono spendere al giorno ? 

 

Anche in questi compiti ci sono argomenti realistici e comuni

 

come la religiosità, l’incerto andamento dei raccolti stagionali, la partenza per il servizio militare la cui ferma triennale sconvolgeva le famiglie, la permanenza dei giovani a Napoli per perfezionarsi nel mestiere scelto. Il problema dà subito il senso del salario di una famiglia di lavoratori 1405 lire e 20 centesimi l’anno pari a circa tre lire e ottantasei centesimi al giorno. Non è però chiaro quale fosse il costo della vita in paese nell’ultimo decennio dell’800. Nei dettati spesso si nascondevano molta retorica, un po’ di estro poetico degli insegnanti e qualche pia maestra. Se leggiamo con i nostri occhi il dettato sul nido della rondine si possono fare interessanti scoperte. Pe esempio l’attenzione alla natura, agli uccelli e alla necessità di proteggerli nasce dal considerarli agenti di una importante catena biologica. E inoltre quella rondine pone un importante interrogativo. Sappiamo ancora oggi che gli architetti, gli ingegneri i geometri posseggono un sapere scientifico che li accompagna e guida nel progettare i lavori delle costruzioni. Ma la rondine, le api quando costruiscono i loro nidi o i loro alveari sempre uguali, precisi, a cosa ubbidiscono? Quali conoscenze posseggono?

  

Un altro argomento fece compagnia alla attività didattica degli insegnanti, 

alla vita dei bimbi e delle bimbe e in generale del paese. 

Si trattava dell’emigrazione

che in quel decennio ebbe proporzioni grandissime e drammi profondi, in tutto il Mezzogiorno, come l’abbandono della scuola da parte dei piccoli alunni, costretti a partire per la Merica, o la separazione dei genitori o il padre che a un certo punto non dava più notizie di sé. Il suo silenzio non significava solo l’interruzione delle rimesse ma anche la comparsa di un triste fenomeno che riguardò le donne sposate definite vedove bianche. La lontananza del marito toccò la trama degli affetti, investì il loro corpo, la loro sessualità e le obbligò a riposizionarsi nella rete delle relazioni umane e sociali. In proposito la tradizione orale aviglianese è ricca di aneddoti, poesie e canti che riflettono quel dramma.  

 

Ne presentiamo solo due per il tono di ironia, di giocosità, di fantasia 

con cui raccontano quella sciagura. 

 

Si narra che un padrino si recasse tutte le sere a trovare la mamma del bambino che aveva battezzato. Portava loro del cibo, dava qualche piccolo prestito, offriva conforto, speranza e conversazione. Col passar del tempo però finì con l’innamorarsi della donna. Dopo lunga riflessione pensò di dichiararsi in questo modo:  

 

Comare mia se ti dico che ti voglio…anche bene potresti rispondermi che tu non me ne vuoi. Se non ti dico niente potresti pensare che sono uno sciocco (nu’ quazzon’) a non essermi accorto di te.  

 

Lei lo guardò fisso negli occhi, gli sorrise, gli prese le mani fra le sue e gli rispose così: Compare mio mi hai così ben richiesta che ti dono il mio amore e accetto il tuo. Nasceva così un prototipo di famiglia allargata. Per quei tempi. 

 

Il secondo è un canto che fin dalla prima strofa ne riassume il dramma: 

Mariteme églia a la Merica e nun me scrive (Mio marito è andato in America e non mi scrive). Nelle strofe successive la donna si chiede quale sgarbo (na manganza) possa aver commesso. Riflettendo le viene in mente un unico fatto. Avevano insieme tre figli i quali si sono trovati ad avere un quarto fratello. Anni addietro ricorda di aver partecipato a una sacra funzione nel locale convento dei monaci e di essere rimasta benedetta (ié stata na benerezione a lu cummende). Un fatto simile non poteva scandalizzare la laica opinione pubblica aviglianese che sulla castità dei ministri della Chiesa non faceva molto affidamento. Inoltre per consolazione la moglie invita il marito a non preoccuparsi per quel bambino non suo. Crescerà bene, avrà ciò che desidera e quando diventerà adulto andrà pure a Napoli all’università. 

 

Per un figlio dell’emigrazione era gran vantaggio potersi laureare. 

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UN PAESE, LA SCUOLA, LA MERICA 

ancora oggi si trovano, atti, documenti, registri, relazioni, statistiche, che conservano memoria di quel lontano e faticoso processo di conquista dell’alfabeto da parte dei bambini e delle bambine aviglianesi.

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 Parte II

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