LE SALINE DI MARSALA – Gemme del Sud – N. 20 – Marzo-Aprile 2021 – Ed. Maurizio Conte

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LE SALINE di MARSALA

 

Gemme del Sud

Marsala

 

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La Riserva della Laguna dello Stagnone di Marsala è un’area naturale protetta che si estende nel tratto di mare compreso tra capo San Teodoro e capo Boeo o Lilibeo, comprendendo le quattro isole di Mozia (San Pantaleo), Isola Grande, Schola e Santa Maria, e le saline costiere San Teodoro, Genna e Ettore Infersa.

Lo “Stagnone” è la laguna più grande della Sicilia, caratterizzata 

da acque molto basse e una temperatura più alta del normale.


Per questo motivo oggi è diventata il paradiso del kitesurfing: l’acqua bassa e completamente priva di onde ha fatto dello Stagnone la meta ideale sia per i principianti, che per i kiters esperti che vengono qui ad allenarsi nel freestyle. 

All’interno della riserva sono presenti le vasche delle saline con i famosi mulini a vento.  

 

Questo luogo unico, fuori dal tempo, si è classificato al primo posto nella classifica Fai “luogo del cuore”, speciale Expo di Milano 2015.

Un paesaggio naturale mozzafiato, per i suoi colori, i suoi profumi, 

i suoi tramonti, le bianche saline con i mulini a vento,


i fenicotteri e gli altri uccelli migratori, lo sguardo sull’arcipelago delle Egadi e la vegetazione sviluppatasi per sopravvivere all’alto grado di salinità dei luoghi, come la Posidonia e la Calendula marina.  

 

In epoca fenicia lo Stagnone era un luogo strategicamente importante per la presenza dell’isola di Mozia, un’influente stazione commerciale fenicia per gli scambi tra Oriente e Occidente, data la sua posizione geografica al centro del Mediterraneo.

Proprio grazie alla sua posizione, Mozia catturò l’interesse di diversi popoli come Greci e Cartaginesi in lotta per il predominio della Sicilia.


Oggi sull’isola è presente un museo ed è una piacevole meta di turismo. 

 

Altro punto di interesse lo si ha all’imboccatura sud dello Stagnone, dove durante la Seconda guerra mondiale venne costruito per la Regia Aeronautica un importante idroscalo militare, le cui aviorimesse in cemento armato furono progettate dal noto ingegnere Pier Luigi Nervi. Lo Stagnone è stato anche teatro del film “Briciole sul mare” (2016) e della fiction “Il commissario Maltese” (2017). 

 

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COMPENDIO GARIBALDI LA MADDALENA – Gemme del Sud – N. 20 – Marzo-Aprile 2021 – Ed. Maurizio Conte

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compendio garibaldi la maddalena

 

Gemme del Sud

Caprera

 

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Quale miglior modo di distrarsi dal mare che visitare il Compendio Garibaldino, raggiungibile percorrendo la strada comunale da La Maddalena a Caprera? Il nostro eroe acquistò il primo compendio nel 1854 dai fratelli Ferracciolo per 36 lire e il secondo nel 1855, grazie all’eredità del fratello Felice, per 32.250 lire.

Garibaldi, dopo aver ripristinato ad abitazione il preesistente ovile, costruito 

la casa di legno e recintato il terreno, si diede alla realizzazione 

della sua dimora definitiva,


la c.d. Casa Bianca, aiutato da quattro o cinque amici tra il cui il maggiore Basso e il figlio Menotti. Quest’ultimo, ancora ragazzo, collaborò come manovale. Secondo Dumas, il fautore dell’Unità d’Italia si ispirò a una casa vista in Sud America, con il tetto piano dalle orlature alte in modo da facilitare la raccolta delle acque. L’esiguità degli spazi della prima abitazione costrinse Garibaldi a pensare ad un ampliamento, e poichè i tempi stringevano, dovendo ospitare i tre figli Menotti, Teresita e Ricciotti, decise di costruire una casa in legno con del tavolame importato da Nizza (probabilmente fece arrivare l’intera casetta prefabbricata), di facile e rapida costruzione, su di un alto basamento in muratura. La casetta venne ultimata nel 1856, ed i figli vi abitarono durante la loro prima visita, per circa un anno.

Sul lato nord del cortile venne poi eretta una casa di ferro. Sulla base di alcuni documenti rinvenuti presso il Museo del Risorgimento Italiano di Milano, 

si può ipotizzare che si tratti di un manufatto inglese omaggio 

del varesino Felice Orrigoni, compagno d’armi di Garibaldi.


Si tratta di un prefabbricato in legno rivestito esternamente di lamiera ondulata di ferro (oggi di rame) che giunse a Caprera dentro 38 casse. Il fabbricato non venne mai abitato personalmente da Garibaldi, ma destinato a diversi usi: alloggio per gli ospiti, segreteria, officina del “legnaiuolo”, “magazzino delle derrate”. Tra gli ospiti che vi soggiornarono: Basso, Stagneti, Carpeneti, Guerzoni, Fruscianti, Gusmaroli. I lavori per il secondo ampliamento della casa bianca avvennero nel 1880. Occorreva, infatti, una stanza di rappresentanza più ampia e dignitosa per accogliere gli ormai numerosissimi ospiti (Garibaldi, infatti, era all’epoca costretto a trascorre la sue giornate a letto o in carrozzella).

Venne quindi costruito il nuovo salotto nel settore nord-occidentale della casa, modificati i prospetti, e costruito un ponticello che permettesse 

al generale di raggiungere la terrazza.


Quest’ultima stanza venne trasformata da Garibaldi, nell’ultimo periodo della sua vita, nella propria stanza, in modo che, ormai immobilizzato a letto, potesse mirare dalla finestra le coste della Corsica. Alle 18,20 del 2 giugno 1882 (come attestano il calendario e l’orologio rimasti immutati da quel giorno), proprio in quel letto morì. Anziché essere bruciato (o cremato) come era sua volontà, egli venne imbalsamato e sepolto a Caprera vicino alle tombe dei suoi familiari. Enrico Costa, corrispondente da Caprera del giornale “la Sardegna” fornisce un’attenta descrizione del funerale. Più tardi, il 9 giugno, viene pubblicata sulla “cronaca bizantina”, una lettera di Giosuè Carducci, furibondo con i parenti e gli italiani per non aver rispettato le ultime volontà dell’eroe.

 

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MAUSOLEO DI ENNIO MARSO – Gemme del Sud – N.20 – Marzo-Aprile 2021 – Ed. Maurizio Conte

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MAUSOLEo DI ennio marso

 

Gemme del Sud

Sepino

 

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Lungo l’antico tratturo Pescasseroli-Candela, all’esterno della città romana di Saepinum, oltre porta Benevento, si erge il Mausoleo di Ennio Marso. Per chi volesse soffermarsi e tuffarsi nell’antica Roma molisana, può ricordarsi che il monumento funerario, del I sec. a.C. è del tipo

 

a tamburo cilindrico poggiato su un basamento quadrato 

ed è costituito da due ordini di blocchi.

 

Il coronamento superiore è formato da blocchi curvilinei alternati a cippi, che costituiscono una merlatura. All’interno si conservano le strutture di fondazione della cella sepolcrale, a pianta ottagonale divisa da quattro muri radiali.

Al centro del prospetto è collocata l’iscrizione con il cursus honorum 

del titolare, C. Ennius Marsus.

 

Al di sotto è la raffigurazione, in rilievo, dei simboli del potere magistratuale: la sella curulis con suppedaneo e la capsa affiancati da fasci. La sella ha gambe arcuate, la cui parte superiore è decorata da due busti, che fuoriescono da elemento vegetale e cassa tripartita su cui sono rappresentate all’estremità una testa maschile ed una femminile.

Al centro due sfingi affrontate con cratere centrale.

 

Agli angoli della base erano posti due leoni, nell’atto di schiacciare con una zampa la testa di un guerriero.

 

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DUE PICCOLI PREZIOSI MUSEI Gemme del Sud – N.20 – Marzo-Aprile 2021 – Ed. Maurizio Conte

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DUE PICCOLI PREZIOSI MUSEI

 

 

 Gemme del Sud

         Montemarano

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Montemarano è un borgo di meno di tremila abitanti in provincia di Avellino che, curiosamente, è indirettamente ricordato in uno degli affreschi di Giotto presenti nel ciclo della Basilica Superiore di Assisi, raffigurante “la morta di Montemarano”, una donna del paese che, secondo la tradizione, fu resuscitata da San Francesco.

 

In questo piccolo centro si trovano due chicche: il Museo Etnomusicale 

ed il Museo dei Parati Sacri, due istituti culturali che si potrebbero 

definire “minori”, ma che hanno invece l’importante funzione 

di tramandare storia, cultura, usanze di un passato 

che verrebbe altrimenti dimenticato. 

 

Tradizione tipica montemaranese è il Carnevale, i cui festeggiamenti, costituiti da sfilate, banchetti e serate danzanti, sono accompagnati dalla locale, particolare tarantella, che ha affascinato importanti musicologi ed è stata utilizzata anche da Pier Paolo Pasolini nel film Decameron. Il Carnevale di Montemarano è il più antico del Sud Italia ed

 

il Museo Etnomusicale è sorto allo scopo di valorizzare e conservare 

questo patrimonio dalle caratteristiche assolutamente peculiari,

 

che fu fonte di ispirazione per Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile, il quale, risiedendo a Montemarano come governatore dal 1615 al 1617, portò a termine proprio qui il suo capolavoro.            Oltre all’esposizione di oggetti, strumenti musicali unici al mondo e costumi tradizionali, il museo possiede anche rari documenti audio-video e fotografici.

 

All’interno della piccola ex-chiesa del Purgatorio, di epoca settecentesca, vi è il peculiare Museo dei Parati Sacri

 

che, nato per volontà di Padre Mauro Perillo insieme con la Soprintendenza per i Beni Architettonici, conserva un notevole numero di stole, mitre, pianete, tonacelle, piviali utilizzati durante le celebrazioni liturgiche. Tali parati, tessuti e decorati nella zona del casertano, noto per la produzione di arredi sacri, sono di particolare ricchezza e rilevanza e risalgono ad un periodo che va dalla prima metà del Cinquecento ai primi del Novecento.                                                                                                    Il museo è uno dei primi esempi al Sud per la raccolta e la catalogazione di questa tipologia di reperti ed unico nel suo genere per l’importanza dei pezzi esposti.

 

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 Foto: Catalogo generale dei Beni Culturali

 

L’ISOLOTTO ASINELLI NELL’ENEIDE – Gemme del Sud – Numero 19 – Dicembre 2020 gennaio 2021

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L’ISOLOTTO ASINELLI NELL’ENEIDE

 

Gemme del Sud

Asinelli

 

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Di fronte alla frazione di Pizzolungo, alle porte di Trapani si trova il piccolo isolotto Asinelli. Il suo nome si deve alle sue rocce appuntite che sembravano le “lesine” dei calzolai. Da lì isola “Lesinelle”, trasformata poi nell’attuale isola Asinelli. 

Immersa in un mare cristallino, è stata nel passato base di appoggio delle reti della tonnara di Bonagia, oggi accoglie un fanale e un traliccio segnalatore per i naviganti alimentato a pannelli solari, nonché è meta di numerosi sub alla ricerca delle meraviglie marine circostanti.

 

Durante la Seconda Guerra Mondiale l’isolotto veniva spesso bombardato 

perché scambiato per un sommergibile dall’aviazione alleata. 

Infatti il suo soprannome è “isola sommergibile”.


Nel V libro dell’Eneide, Virgilio ha così descritto Asinelli: “V’è lontano nel mare uno scoglio di fronte alle rive schiumose, che spesso sommerso i gonfi flutti percuotono, quando il maestrale d’inverno nasconde le stelle; nella bonaccia tace, e si erge sull’onda immota, superficie e dimora gratissima agli smerghi amanti del sole”.   

 

Le numerose descrizioni virgiliane hanno dato vita a varie ipotesi sulla morte e tumulazione di Anchise, padre di Enea.

Secondo la storiografia, fu proprio a Pizzolungo, solo 1 miglio marino dall’isolotto, 

che approdò Enea dopo la morte di Anchise.


Lo storico siciliano Giuseppe Castronovo, riprende la tradizione virgiliana della morte di Anchise sulle spiagge ericine: «In queste spiagge perdea [Enea] il suo padre Anchise, in queste spiagge gli ergeva il tumulo, in queste spiagge l’onorava di giuochi funebri…» (Memorie storiche di Erice, p. 11). Alle porte della frazione, è presente la famosa “stele di Anchise” eretta nel 1930. 

 

Dall’isolotto Asinelli si vedono, partendo da sinistra, lo splendido monte Cofano, un gioiello di rara bellezza a picco sul mare, la tonnara e il golfo di Bonagia e, di fronte, la frazione marittima di Pizzolungo sovrastata dal monte Erice. 

 

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IL PULO DI MOLFETTA – Gemme del Sud – Numero 19 – Dicembre 2020 gennaio 2021

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IL PULO  DI MOLFETTA

 

Gemme del Sud

Molfetta

 

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Uno dei più rilevanti monumenti naturali che si trovano nell’area costiera a nord di Bari è il Pulo di Molfetta, situato a circa due chilometri dalla città da cui prende il nome. 

“Pulo” è il termine che nell’area murgiana si utilizza per indicare la dolina, cioè 

 

una cavità formatasi per la dissoluzione della roccia calcarea 

ad opera dello scorrere di acque superficiali,


esempio tipico del fenomeno del carsismo, che interessa tutta la Puglia.  

Il Pulo di Molfetta è una vasta voragine di forma ovoidale e profonda 30 metri, creatasi in seguito al crollo della volta di numerose cavità sotterranee, con pareti a strapiombo, 

all’interno delle quali si aprono molteplici grotte su differenti altezze 

e comunicanti tra loro.


La più spettacolare fra tali grotte è quella, con sviluppo su tre livelli, detta “del Pilastro”, dal pilastro calcareo presente sull’ultimo livello. 

Il cedimento della volta sembrerebbe risali+re all’epoca del Neolitico, come si deduce dagli importanti reperti archeologici ritrovati nella zona, che testimoniano anche la presenza di comunità che vivevano nei pressi della dolina. All’epoca in quell’area scorreva copiosamente l’acqua, responsabile dell’erosione della roccia e del conseguente crollo. 

Sul lato occidentale della voragine, in una posizione elevata dalla quale la si osserva molto bene, è di notevole interesse l’ex monastero dei Cappuccini, oggi di proprietà privata, costruito nel 1536 e attivo fino al 1574, successivamente convertito in Lazzaretto.

Verso la fine del Settecento, sul fondo del Pulo, grazie al fatto che le sue grotte 

erano ricche di nitrati, componenti naturali della polvere da sparo, 

i Borboni autorizzarono la realizzazione di una nitriera,


cioè una vera e propria fabbrica per l’estrazione e la lavorazione di tali minerali. Il Pulo è dunque anche un prezioso esempio di archeologia industriale. 

Estremamente importante è inoltre la biodiversità faunistica e botanica, per la presenza di piante sia autoctone, sia introdotte dall’azione umana. 

 

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CLEMENTE SUSINI E LE SUE CERE – Gemme del Sud – Numero 19 – Dicembre 2020 gennaio 2021

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CLEMENTE SUSINI E  LE SUE CERE

 

Gemme del Sud

Cagliari

 

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A Cagliari, nella Cittadella dei Musei, non potete perdere le Cere Anatomiche di Clemente Susini (Firenze 1754-Firenze 1814), che le ha personalmente firmate e che

fanno parte del Patrimonio Scientifico e Tecnologico italiano.


Le 78 cere, che troverete in 23 vetrine in legno di noce e vetro, furono modellate a Firenze (Museo La Specola) dal 1803 al 1805. Il Susini, per realizzare le sue cere ha riprodotto delle vere e proprie dissezioni effettuate dall’Anatomista sardo Francesco Antonio Boi (Olzai 1767 – Cagliari 1855).

Non solo i modelli sono originali, ma la collezione è l’unica, tra quelle 

create a Firenze, a portare la firma di Clemente Susini.


Giunse a Cagliari nel 1806 dopo l’acquisto di Carlo Felice di Savoia Viceré di Sardegna; venne donata, nel 1857, all’Università di Cagliari che la pose sotto la tutela del Professore di Anatomia e numerata con criteri anatomici e numeri romani nel 1963 ad opera di Luigi Cattaneo (1925-1992), allora Direttore dell’Istituto Anatomico cagliaritano.

Le potrete vedere, in esposizione permanente, nella sala pentagonale della Cittadella dei Musei di piazza Arsenale. Buona visita!

 Bacheche anatomiche – Clemente Susini 1798

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MUSEO DELLE CERAMICHE DI CASTELLI – Gemme del Sud – Numero 18 – Settembre-Ottobre

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museo delle ceramiche di castelli

 

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Castelli

 

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Istituito nel 1984 ed ospitato nel Chiostro dell’ex Convento dei Francescani, inagibile dopo il sisma del 2009, è attualmente ospitato nel Palazzo Municipale dell’Artigianato. Il museo offre una straordinaria testimonianza della produzione ceramica fiorita nel piccolo centro alle pendici del Monte Camicia, nel gruppo montuoso del Gran Sasso, ripercorrendo la storia della tradizione maiolica castellana, dall’alto medioevo sino ad epoche a noi prossime.

Di particolare interesse l’esposizione di 200 mattoni smaltati 

e decorati con motivi geometrici e naturalistici, oltreché religiosi, 

realizzati nel ‘500 dalle maestranze locali per coprire 

la volta della chiesetta dedicata alla Vergine;


essa lasciò il posto, nel 1615, alla Chiesa di San Donato, i cui soffitti a capriate furono analogamente coperti in maioliche, progetto unico nel panorama ceramico rinascimentale italiano. Oltre ad alcune opere di Orazio Pompeo e della sua bottega nonché alle splendide creazioni realizzate fra il ‘600 e l’800 dalle celebri dinastie di maiolicari quali i Grue, i Gentili, i Fuina e i Cappelletti (piatti, versatoi, vasi, fiaschi, pannelli), nel museo si possono ammirare alcuni esemplari di vasi farmaceutici della produzione cd. Orsini-Colonna, oggetto di ricercato collezionismo delle più importanti raccolte d’arte del mondo, dal Louvre al British al Metropolitan all’Ermitage, il quale ultimo conserva anche 80 manufatti prodotti a Castelli fra il ‘500 e il ‘700, di altissima qualità artistica.

 

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Il “REALE OSSERVATORIO VESUVIANO” – Gemme del Sud – Numero 18 – Settembre-Ottobre 2020

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il “REALE OSSERVATORIO VESUVIANO“

 

Gemme del Sud

Ercolano

 

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L’Osservatorio Vesuviano, fondato nel 1841 da Ferdinando II di Borbone, è la più antica struttura al mondo dedicata allo studio e al monitoraggio dell’attività dei vulcani.  Il “Reale Osservatorio Vesuviano” – questo il nome che aveva quando fu inaugurato dal re e che è posto tuttora sulla facciata dell’edificio che lo ospita – si trova sul Vesuvio, precisamente sul Colle del Salvatore, tra Ercolano e Torre del Greco, in una posizione apparsa ideale perché abbastanza lontana dal cratere e piuttosto elevata rispetto al piano di campagna, dunque protetta in caso di eruzioni.  L’architetto Gaetano Emanuele Fazzini, che aveva anche esperienza di fisico, fu scelto per realizzarne la sede, che fu inaugurata nel 1845.  Il bellissimo edificio di gusto neoclassico, da quando, intorno al 1970, è stata aperta più a valle una struttura maggiormente idonea alla moderna ricerca, è dedicato alla

conservazione di pregiate collezioni mineralogiche e strumentali 

(tra cui il primo sismografo elettromagnetico, progettato nel 1856 da Luigi Palmieri, 

che fu anche direttore dell’Osservatorio) ed accoglie un’importante biblioteca storica.


Il museo contiene inoltre una ricca raccolta di gouaches, stampe d’epoca, antiche litografie e disegni, nonché una collezione di foto e filmati d’epoca di eruzioni del Vesuvio dal 1865 al 1944, tra cui il primo film al mondo, dei Fratelli Lumière, che riprende un vulcano in eruzione. 

 

Nel 1911, inoltre, fu nominato direttore Giuseppe Mercalli, a cui si devono importantissimi studi di vulcanologia e sismologia e di cui tutt’oggi si utilizza la scala di misurazione dell’intensità dei terremoti.  

 

 

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PALAZZO DELLE SEZIATE – Gemme del Sud – Numero 18 – Settembre-Ottobre 2020

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palazzo DELLE seziate

 

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Cagliari

 

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Nella importante piazza Indipendenza a Cagliari, si trova il Palazzo detto delle “Seziate”, cioè delle sedute presiedute dal Vicerè che, nella sua qualità di capo supremo della magistratura, ascoltava “paternalisticamente secondo l’uso e la mentalità dei tempi”1 le suppliche dei carcerati che gli pervenivano dall’attigua Torre si San Pancrazio. 

Costruito in un’epoca non precisabile, deve l’attuale struttura architettonica 

e, soprattutto, la facciata a un rifacimento del 1838, 

voluto dall’allora Re Carlo Alberto, come ricorda 

un’iscrizione sul prospetto.

 

 

Con il suo grande arco, chiamato “sortita di San Pancrazio”, separa Piazza Indipendenza da quella dell’Arsenale. 

Quando le carceri vennero trasferite alla fine del XIX secolo, vi si sistemò la pinacoteca insieme con gli uffici del museo e della Soprintendenza per i Beni Archeologici, trasferita poi alla Cittadella dei Musei2

 

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 Fonte: http://sardegnadigitallibrary.it/

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1- Nonnis G.L., Cagliari. Passeggiate semiserie. Castello, Cagliari, 2007, p. 55.  

2 Spano G., Guida della città e dintorni di Cagliari, 1861