EDUARDO, TITINA E PEPPINO di Fernando Popoli – Numero 11 – Luglio 2018

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EDUARDO, TITINA          E PEPPINO

 

Io avevo circa tredici anni ed ero amico di Gastone de Luca, che abitava in Via Vittoria Colonna 6, il proseguimento di Via dei Mille, la strada più elegante della città, dove i ragazzi della Napoli bene sfoggiavano le cravatte di Marinella, a poche centinaia di metri da Via Carducci, dove abitavo io, in un attico che vedeva da lontano Capri e il mare e ti riempieva l’anima di poesia. 

 

Gastone era cugino di secondo grado dei De Filippo, la madre, Margherita Pezzullo, era cugina di primo grado. La casa in Via Vittoria Colonna era stata costruita insieme a tutto il palazzo da Eduardo Scarpetta ed era stata anche la casa dei De Filippo, e Titina, che si era trasferita a Roma come i fratelli, quando tornava nella sua città natale per recitare al San Ferdinando, andava a dormire nella sua vecchia casa, abitata ora dai parenti.

Fu così che io la conobbi. Margherita Pezzullo, quando la cugina arrivava,
la andava a prendere alla stazione con la sua Millecento Fiat, color verde militare,
e Gastone ed io la accompagnavamo. Durante il tragitto l’argomento
era sempre centrato sui fratelli Eduardo e Peppino, sul teatro
e sulle recite al San Ferdinando.


Il San Ferdinando era un antico teatro costruito alla fine del Settecento dall’architetto Camillo Leonti e decorato da Domenico Chelli, nel cuore della città storica, in una traversa di Via Foria. Eduardo l’aveva comprato quando era praticamente distrutto e vi aveva investito tutti i suoi soldi per restaurarlo e rappresentarvi le sue commedie. I lavori furono affidati all’Ingegner Mannaiuolo e costarono quattrocento milioni di lire, una cifra enorme per quegli anni, ma il risultato fu molto soddisfacente. La vecchia facciata storica fu conservata, all’interno invece fu costruito un teatro moderno ed efficiente che ha funzionato per molti anni e ancora oggi è attivo e dove io, da ragazzino, ho visto buona parte delle commedie di Eduardo, che hanno contribuito alla mia prima formazione artistica.

Titina era rimasta legata a Eduardo quantunque la loro compagnia, “I De Filippo”, 

si fosse sciolta da un pezzo per via dei continui litigi tra Peppino e Eduardo.


Si erano uniti nella compagnia di Vincenzo Scarpetta, di fatto loro fratellastro, perché i tre fratelli erano figli illegittimi del grande attore e commediografo napoletano Eduardo Scarpetta che li aveva avuti dalla relazione con la sarta teatrale Luisa De Filippo, nipote di sua moglie Rosa De Filippo. Fu in quel periodo che Eduardo si cimentò nella sua prima commedia, Farmacia di turno, che fu rappresentata dalla compagnia di Vincenzo e ottenne un buon successo. Eduardo Scarpetta era molto rigoroso sulle scene e pretendeva il massimo da tutti i suoi collaboratori. Questo rigore fu acquisito anche da Eduardo che lo applicò in tutta la sua carriera di attore e commediografo. 

Uomo e Galantuomo fu la seconda opera teatrale che scrisse e mise in scena unendo elementi che gli saranno cari anche in seguito: la pazzia e il tradimento. 

E’ sicuramente una farsa molto divertente che lo mise in luce definitivamente 

nel mondo teatrale dell’epoca.


Alla fine degli anni Venti, dopo la morte del padre Eduardo Scarpetta e l’allontanamento dalla compagnia del fratellastro Vincenzo, Eduardo formò una sua compagnia con Titina, Peppino e Michele Galdieri e debuttò al Fiorentini di Napoli con lo spettacolo La rivista…che non piacerà; in seguito, sempre con i fratelli e un gruppo di attori che rimarrà sempre legato a loro, Pietro Carloni, Carlo Pisacane, Tina Pica, portò in scena Pulcinella principe in sogno, con il famoso sketch Sik, Sik l’artefice magico, dove costruisce il personaggio a lui molto caro dell’artista tormentato, povero e un poco filosofo come tutti i napoletani.

I De Filippo continuano insieme la loro grande avventura teatrale dividendosi 

tra lo spettacolo leggero come il varietà e i testi 

che Eduardo continua a sfornare


come Natale in casa Cupiello, consolidando la loro fama e ponendosi all’attenzione di tutta l’Italia affrontando poi anche i testi impegnativi di Luigi Pirandello. Sono gli alfieri della “napoletanità”, gli interpreti di commedie che rappresentano l’animo della città, l’animo di Napoli che assurge nella sua grande umanità e nelle sue contraddizioni a emblema di una società universale.

Al teatro ben presto seguì una vasta attività cinematografica, dove i tre fratelli 

con ruoli e parti diverse di protagonisti e comprimari legano la loro bravura 

a film indimenticabili


per la versatilità dei personaggi che esprimono come Tre uomini in frak, L’oro di Napoli, Guardie e Ladri, Napoli milionaria, Totò Peppino e la malafemmina, La banda degli onesti, ecc.

 

Sicuramente possiamo dire che

Peppino ebbe una grande notorietà come attore comico sia nel cinema 

sia nella televisione, memorabile il suo personaggio di Pappagone 

nel varietà della Rai Scala reale, abbinato alla lotteria di capodanno. 

Mentre Eduardo rimase insuperabile nel teatro sia come commediografo 

sia come attore arrivando a recitare in dialetto perfino a Mosca


dove il pubblico lo capiva e si divertiva. Titina appare tra i tre una figura minore, ma questo si deve unicamente alla minore attività nel piccolo e grande schermo, però sicuramente la sua bravura come attrice e la considerazione che aveva di lei il pubblico fu sempre grandissima. 

 

Eduardo io l’ho conosciuto al Teatro San Carlo, me lo presentò il Maestro Ferraresi, in quegli anni primo violino dell’orchestra, un apprezzato musicista molto conosciuto in Italia. Il Maestro era il padre di due miei amici, Marcello e Augusto e sapeva della mia passione per il cinema. Muovevo in quegli anni lontani i miei primi passi e volle presentarmi al grande attore e regista; egli stette pochi minuti ad ascoltarmi con attenzione, nel suo viso vissuto, velato di malinconia, segnato dalle rughe, si leggevano la saggezza e l’esperienza dei grandi. Mi fece capire che ci saremo rivisti in qualche modo ed io non gli dissi che ero amico del nipote Gastone e avevo conosciuto la sorella Titina. Egli faceva una vita abbastanza appartata rispetto alla famiglia, una vita che lo poneva su un piedistallo diverso, dove c’era lui e solo lui: il grande Eduardo, ormai attore e commediografo famoso in tutto il mondo. Nella sua vita aveva avuto importanti riconoscimenti: due lauree honoris causa e la nomina a senatore a vita.

Titina raggiunse l’apice della sua bravura nelle commedie di Eduardo
Filumena Marturano, scritta per lei dal fratello, e Napoli Milionaria

dove si consacrò come attrice di


successo, con pari dignità di Eduardo e Peppino. Fu molto versatile, interpretò tante commedie anche di altri autori e molti ruoli cinematografici. Soffriva di cuore e verso i sessant’anni dovette limitare il suo lavoro sino poi a ritirarsi del tutto. Sposò Pietro Carloni, che aveva conosciuto da giovane, ed ebbe un figlio, Augusto, che divenne giornalista parlamentare dopo una breve parentesi nello spettacolo. 

 

A Napoli, i De Filippo sono stati considerati una gloria nazionale ineguagliabile, intere generazioni hanno seguito nel teatro, nel cinema e in televisione i loro spettacoli, divertendosi, appassionandosi, amandoli. Hanno avuto molti allievi nelle loro compagnie, che si sono in seguito affermati.

Il figlio di Eduardo, Luca, e quello di Peppino, Luigi, hanno continuato 

il teatro dei genitori tenendo in piedi la commedia napoletana 

e conseguendo sempre ottime accoglienze 

di pubblico e di critica.


Ambedue sono scomparsi senza eredi. Con la morte prematura anche di Mario Scarpetta, nipote di Vincenzo, anch’egli attore affermato, la famiglia di attori e commediografi napoletani più famosa al mondo, quella dei De Filippo, che ebbe come capostipite Eduardo Scarpetta, si è estinta del tutto, lasciando dietro di sé un vuoto incolmabile e una profonda amarezza. Resta il ricordo della loro bravura, dei loro personaggi, delle commedie, di una Napoli scomparsa per sempre, di un bel tempo andato che non tornerà più, ma riempie il nostro animo di un indelebile ricordo d’amore per il teatro.

di grande creatività artistica; l’Italia, uscita distrutta dalla guerra, ritrovava se stessa e la sua anima più profonda.

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 Foto: Courtesy Teatro San Ferdinando

 

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