OLIO DI PUGLIA di Elisabetta De Blasi – Numero 6 – Ottobre 2016

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Ai tempi dell’università, quando frequentavo Lettere Moderne all’Università degli Studi di Bari, il mio professore di Storia Contemporanea, Piero Bevilacqua, attribuiva l’individualismo, o la differente capacità aggregativa comunitaria delle popolazioni italiane, alla gestione dell’acqua.

Parafrasando il suo pensiero, quello che vedo in questi anni è un’acqua nuova, che sa di fresco, e credo possa essere capace di unire intorno a sé belle energie e prospettive condivise. Un esempio di queste è il percorso ‘Olio in gocce’

Al contrario delle genti padane che si erano sempre trovate a dover gestire il fiume, un organismo vivo e mutevole, nel meridione, ed in particolare in Puglia, la frequentazione del pozzo, singolo, familiare, ci aveva dunque costretti ad un individualismo obbligatorio. Nelle sue parole si leggeva il rammarico del non poter fare gruppo, rete, comunità intorno a quest’occasione di accordo legata alla sopravvivenza.

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OLIO 
DI PUGLIA

 

pensato e realizzato dall’Associazione Strada dei Sapori e che ha coinvolto vari soggetti, catalizzando, intorno ad un argomento davvero attuale, un bel lavoro di divulgazione. L’olio, extravergine o meno, ci tocca profondamente come pugliesi, dato che questa regione ne produce la maggior parte a livello nazionale, circa il 34%; ma spesso la conoscenza e la consapevolezza di questo splendido alimento nutraceutico – e degno di essere considerato un ingrediente e non un condimento – è ancora infarcita di credenze, usanze che abbiamo ormai verificato, negli ultimi decenni, essere solo poco meno di leggende metropolitane.

Un tempo la necessità di arricchire di sostanza e di calorie la dieta dei contadini avrebbe bollato, come assurdi, discorsi che portano verso una estrema qualità del prodotto, sacrificando la resa.

L’obiettivo, infatti, era sicuramente quello di combattere la fame e di restituire a tutta la famiglia il minimo indispensabile dei nutrienti. Il grasso vegetale rimaneva comunque un ingrediente importante, soprattutto in mancanza di altri grassi di derivazione animale (carne, burro, latte).

Oggi, le esigenze nutrizionali sono cambiate e prenderne atto è il primo passo per cominciare ad avere una visione più realistica di ciò che questo alimento può fare per noi.

La scienza ha fatto molto, anche dal punto di vista produttivo, per lavorare sempre meglio un frutto della terra davvero prezioso e che connota la notissima Dieta Mediterranea, recentemente definita patrimonio immateriale dell’UNESCO. Il frantoiano non è solo un tecnico addetto alle macchine ma un vero e proprio portatore di conoscenza, colui che sa come trattare la massa di olive, a seconda della cultivar, perché tiri fuori il meglio in termini aromatici, olfattivi, nutrizionali, valorizzando i preziosi biofenoli. Bisogna però essere onesti: qui, proprio nella regione in cui si produce la maggiore quantità di olio nazionale la consapevolezza delle potenzialità di questo oro verde ancora, scarseggia. Ripartire dalla cultura di prodotto, divulgativa, semplice, ma non semplicistica, è faticoso e doveroso, per cercare di tracciare una strada di crescita.

‘Olio in gocce’ è nato con l’idea di avvicinare questo prodotto e le sue innumerevoli virtù a chi lo deve consumare, ma anche a chi ne è appassionato.

Non è un discorso campanilistico, sia chiaro, ma il foggiano più di altri luoghi pugliesi che hanno, nell’ultimo decennio, ‘scoperto’ la propria vocazione, ha bisogno intensamente di momenti come questo, che potrebbero sembrare banali, ma che gettano semi buoni. E poi qualcosa crescerà, sta già crescendo. La Puglia ha molte facce, affascinanti, festaiole, introspettive, architettonicamente ricche, chiacchierate, ma anche capaci di elegante semplicità e di intensi contenuti, che vanno prima di tutto comprese da chi ci abita.

Storie di donne, di uomini, di professionisti, di assaggiatori, di operatori, di chef, di nutrizionisti, di comunicatori, che sinergicamente possono lavorare su un territorio già ricco di possibilità umane ed imprenditoriali, che non ha niente da invidiare ad altri territori, se non la costruzione di un proprio orgoglio fatto di consapevolezza.

In tre appuntamenti, i partecipanti sono stati condotti per mano nell’esplorazione delle potenzialità dell’extravergine, nelle sue capacità curative, negli spunti narrativi, antropologici, nei ricordi che appartengono alla memoria collettiva, nell’importanza del lavoro del frantoiano che decide la sorte della drupa accudita dall’olivicoltore e nel modo in cui viene interpretato nel piatto.

L’entusiasmo con cui il pubblico di San Severo ha accolto gli incontri è stata la prova di una comunità attenta e ricettiva, curiosa e quindi disposta a crescere, perché la curiosità e la speranza di migliorare sono due motori eccezionali.

Il percorso dell’Associazione La Strada dei Sapori continua, perseguendo una visione che è locale quel tanto che basta per spiegare a se stessi il valore delle proprie risorse, ma si apre anche all’esterno con un impegno armonico, in sintonia con le possibilità di crescita che questo territorio può incarnare. Sono spesso persone come Pasqua Attanasio e Lidia Antonacci – imprenditrici, donne, e custodi – che molto si sono prodigate per il percorso ‘Olio in gocce’, che creano reti, condividono visioni, e fanno sul territorio un instancabile lavoro di tessitura quotidiana, anche laddove sarebbe più semplice guardare altrove. C’è un tempo che scorre indifferente e un kairos che, pian piano, spesso sulle gambe delle donne, diventa tempo propizio, e si avvicina anche per questa terra.

 

UNA TERRA CHE VOLA di Alfonso Centuori – Numero 6 – Ottobre 2016

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Un famoso italiano nonchè pugliese doc cantava Volare, successo internazionale senza precedenti, che tanto ha contribuito a far conoscere la nostra terra, anche del Sud, in tutto il mondo.
E davvero la Puglia vola: dagli albori del mercato aeronautico (a partire dalla I guerra mondiale) il territorio pugliese è stato centro nevralgico per lo sviluppo di questo importante settore industriale.Il primo servizio di posta aerea istituito in Italia fu, nel 1923, da Brindisi verso Corfù, Atene ed Istanbul.

UNA TERRA CHE VOLA

 

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 Con la II guerra mondiale ed i primi aereoporti in terra battuta, di strada se ne è fatta molta…: ora la Puglia conta 2 aereoporti internazionali (Bari e Brindisi) e 2 aereoporti nazionali (Foggia e Grottaglie-Taranto).

Quello di Grottaglie merita una nota aggiuntiva perché, oltre ad essere un aereoporto industriale (dal vicino stabilimento di Leonardo Aerostructures partono ogni settimana aerei cargo Boeing, chiamati Dreamlifter, per portare interi pezzi di fusoliera del B787 Dreamliner a Seattle per l’assemblaggio finale), é anche il primo – e per ora unico – aeroporto italiano ed europeo autorizzato al volo di velivoli a pilotaggio remoto, chiamati UAV (unmanned aerial vehicle). Questo ha creato un potenziale sviluppo industriale attorno all’aereoporto che non ha precedenti in Italia e che potrà portare enormi benefici al territorio pugliese. Non si può non citare anche il centro logistico delle Nazioni Unite di Brindisi, che serve tutte le operazioni nel Medio Oriente ed Africa dall’aereoporto di Brindisi, o gli ingenti investimenti fatti da General Electrics in Puglia (più di 2 miliardi di Euro) o negli scorsi decenni dal gruppo Leonardo (ex-Finmeccanica) su Brindisi e Foggia e, recentemente appunto, su Grottaglie.

 Il mercato pugliese è formato da 80 PMI, 7 grandi aziende per un totale di circa 5.000 addetti ed un fatturato superiore ad 1 miliardo di Euro / anno. Grazie ad una legge nazionale del 2007 sui distretti, la Puglia ha costituito nel 2008, prima in Italia, il Distretto Aerospaziale Pugliese (DAP): è un sistema basato sulla fiducia e sulla cooperazione,

un moderno strumento di sviluppo per ideare, progettare ed adottare politiche e strategie riconducibili ad una molteplicità di attori quali imprese piccole, medie e grandi, università e centri di ricerca, istituzioni locali e regionali, organizzazioni sindacali e associazioni nazionali dell’aerospazio e difesa. Il DAP opera per la competitività delle produzioni aerospaziali pugliesi nonché per la riconoscibilità delle competenze e delle specializzazioni di ricerca e formazione nell’intero panorama nazionale ed internazionale. Attua politiche di integrazione e cooperazione tra grandi imprese e PMI, promuovendo la partecipazione congiunta a programmi regionali, nazionali ed europei di supporto a investimenti e progetti. Aggiorna la sua strategia industriale, scientifica e formativa con il supporto delle istituzioni pubbliche. Il DAP supporta lo sviluppo di specifici progetti di innovazione per il potenziamento delle capacità e della competitività dell’industria aerospaziale pugliese. In questo suo ruolo, che abbraccia a 360 gradi tutto l’universo aerospaziale pugliese, difficilmente può – e riesce ad – avere un impatto diretto sulla filiera delle PMI legate alla subfornitura.

 Queste PMI sono nate e cresciute a seguito della domanda di servizi e supporto da parte di grandi stabilimenti, quali quello storico di Brindisi (AgustaWestland, elicotteri, istituito nel lontano 1934) oppure quello di Foggia (Alenia Aermacchi, aerei, istituito nel 1982).

In Italia la subfornitura, anche in altri settori industriali, è la colonna portante della nostra economia, con le PMI che fanno da “lubrificante” agli ingranaggi lenti e pesanti dei grossi gruppi industriali: senza la reattività ed il minor costo operativo di queste filiere, difficilmente si potrebbero ottenere risultati efficaci sui mercati internazionali. Questo concetto, ad esempio, è stato compreso appieno dal gruppo FCA su Melfi, che ha capito come la catena di PMI attorno al proprio stabilimento non era un problema (in altri settori si parla di “dipendenza” da un singolo cliente come di un aspetto negativo) ma un vantaggio enorme. Infatti, lo stabilimento di Melfi è, da qualche anno, in cima alla classifica di efficienza e produttività, come esempio di integrazione su un territorio di un progetto industriale condiviso e compreso da tutti i livelli della società. La perdurante crisi industriale italiana e l’esempio anche di altri distretti produttivi (per esempio in UK) ha fatto nascere il desiderio di costituire un consorzio che raggruppasse degli imprenditori del settore aeronautico della subfornitura – quindi senza prodotti propri – per cercare di unire le forze e potersi vendere meglio anche sui mercati esteri. Questa idea non è stata semplice da realizzare e ci sono voluti 5 anni per trovare il giusto “mix” di aziende. Alla fine, sono riuscito a trovare altri 4 imprenditori “illuminati” e con la voglia non di essere “prime donne” ma di fare un passo indietro nella propria indipendenza, per farne, insieme, uno in avanti più lungo ed efficace.

 Nasce, così, nel Luglio 2015, Apulian Aerospace Consortium S.c.a.r.l., un consorzio a scopo di lucro, produttivo, votato alla produzione industriale aeronautica, dalla progettazione alla consegna al cliente di assiemi aeronautici completi, quali fusoliere, ali, assiemi in materiale composito, metallico ed impianti idraulici ed elettrici.

In totale, il Consorzio ha 420 addetti, 5 stabilimenti in Italia, 1 in Francia, 1 ad Abu Dhabi, uffici a Milano, Napoli e Torino ed un fatturato aggregato di 35 milioni di Euro. Rispetto a gruppi industriali di medie dimensioni, il Consorzio rimane efficiente come una PMI, ma con una dedizione superiore, visto che i manager delle varie divisioni sono anche i proprietari. Questa e’ una ulteriore garanzia per i nostri clienti. Apulian Aerospace Consortium S.c.a.r.l. è stato il primo consorzio certificato EN 9100:2009 (la certificazione aeronautica per produrre assiemi che poi voleranno), indice di una visione che cerca di guardare oltre l’ostacolo della crisi industriale italiana. In questo momento stiamo cercando di consolidare la nostra produzione industriale con clienti e programmi di medio/lungo termine, che possano permetterci di avere un piano di investimenti basato su un orizzonte temporale noto. Tradizionalmente, le PMI sono state sempre usate per le emergenze e nei periodi di ferie, lasciando poi le commesse di lungo termine e più alti volumi alle aziende medio/grandi.

 L’idea del Consorzio e’ quella di “normalizzare” queste dinamiche industriali che non permettono di programmare una crescita – appunto con la dimensione di impresa maggiore acquisita – potendo poi contare anche sul supporto finanziario delle banche, che vedono con interesse questo nuovo modello di sviluppo su un territorio.

Il prossimo obiettivo che si pone il Consorzio sarà quello di aiutare start-up e piccole aziende aeronautiche, con propri prodotti, ad affidarsi a noi, in modo da diventare più competitive in termini di costi e tempi di consegna, facendo team ed ottimizzando il processo produttivo interno, per poi beneficiare insieme del ricavato dalle vendite, con qualche forma di profit sharing o royalty. Il Consorzio, nel tempo, ammettera’ nuovi soci o finanziatori-soci, per continuare a crescere e volare sempre piu’ in alto, nel segno della condivisione di ideali industriali e sociali su un territorio unico come è il Mezzogiorno d’Italia e la Puglia in particolare.